Dispositivo di protezione collettiva – (DPC) o Individuale (DPI)? Sapevi che la tua cappa Chimica o Biohazard e’ un (DPC)?

Dispositivo di protezione collettiva - DPCOrmai è un dato di fatto, POCHI sanno cosa è un Dispositivo di Protezione Collettiva (DPC) , ma moltissime persone sanno cosa è un Dispositivo di Protezione Individuale (DPI) 

  • Guanti
  • Occhiali protettivi
  • camici
  • tute
  • maschere semifacciali
  • maschere facciali
  • copriscarpe

tutti quegli oggetti che hanno la funzione di salvaguardare la sicurezza delle persone in diversi ambiti quindi.

Esistono diversi tipi di protezione per le persone , ad esempio:

  • protezione delle vie respiratorie
  • protezione degli arti superiori
  • protezione degli occhi
  • protezione dell’udito
  • protezione del capo
  • protezione degli arti inferiori
  • protezione da cadute dall’alto
  • protezione del corpo e della pelle

insomma ci siamo capiti, sono piu’ che sicuro che conosci alla perfezione quali sono i Dispositivi di protezione individuale che tutelano la tua sicurezza durante le fasi del tuo lavoro.

SE COSI’ NON FOSSE

Sei veramente in guai serissimi e ti consiglio vivamente di documentarti prima di proseguire con qualsiasi tipo di lavorazione.

E’ un obbligo di legge per il datore di lavoro o per le persone preposte, fare una attenta valutazione dei rischi interna legati alla tipologia di lavoro che dovrà fare un’operatore ed altrettanto obbligatorio informare , formare oltre che fornire appunto gli operatori degli adeguati dispositivi di protezione individuale.

Chiudo questa parentesi ,

perche’ non voglio parlarti dei DPI in quanto puoi trovare un sacco di informazioni su questo argomento anche online , ti ho aggiunto anche il collegamento a wikipedia.

INVECE

mi preme parlare dei DPC

MOLTISSIMI non sanno infatti cosa è un  Dispositivo di Protezione Collettiva (DPC)

(neanche su Wikipedia viene menzionato, incredibile ma vero , poi appena ho un pò di tempo lo integrerò personalmente promesso!)

Spero di non averti sviato con l’immagine inserita , ovviamente un frigorifero anche se di laboratorio , non è considerato un Dispositivo di Protezione Collettiva

ma ora veniamo a noi…

lo sapevi che la tua Cappa Chimica o Cappa Biohazard è definita un Dispositivo di Protezione Collettiva??????

e che anche altre cose che conosci e che avrai sicuramente nel tuo laboratorio sono definiti sempre Dispositivi di Protezione Collettiva come:

  • Cappe Chimiche ( DUCTED e DUCTLESS )
  • Cappe Biohazard ( di sicurezza microbiologica appunto )
  • Armadi ventilati di Sicurezza
  • Isolatori 
  • Glove Box
  • CACI

BENE, Se non lo sapevi, adesso lo sai!

Ci sara’ un motivo se vengono definiti tali ?

certo che si… le cappe infatti “possonoPROTEGGERE realmente la collettività.

Ho scritto “possono

perche’ dipende da due fattori fondamentali:

  1. che vengano utilizzate nel modo corretto
  2. che funzionino correttamente ( quindi controllati periodicamente da un’assistenza cappe qualificata)

    Questa mappa mentale dei DPC è stata realizzata da Fabrizio Cirillo

    Questa mappa mentale dei DPC è stata realizzata da Fabrizio Cirillo

    Scarica GRATIS la Mappa in versione stampabile a questo link 

          Cosa Sono i DPC- Mappa Mentale Autore Fabrizio Cirillo

Sei riuscito a stampare la tua Mappa Mentale riassuntiva di cosa sono i DPC? Spero di si, più avanti la troverai anche nelle risorse utili di questo Portale insieme a molti altri documenti validissimi ed unici realizzati appositamente per te.

 

Infatti l’idea di scrivere un libro proprio sulle cappe è perché dopo tantissimi anni mi sono reso conto che le persone, gli operatori di cappe in particolare, non hanno la minima idea di come si utilizzi la cappa nel modo corretto ne tanto meno che vada manutenuta e come.

Allora all’inizio non mi capacitavo di una cosa del genere, con pensieri che spaziavano dal pensare che gli operatori erano superficiali a che non fregava niente a nessuno.

E invece, approfondendo meglio il tutto ho eseguito delle ricerche e ho scoperto che sia offline che tantomeno online non esiste proprio niente.

Nada de nada.

Ne sulle cappe in generale ne sul loro corretto utilizzo, nessun documento ufficiale da parte di qualche autorità del settore piuttosto che dei costruttori delle cappe ad esempio che avessero fornito un po’ di informazioni vere e disinteressate su tali argomenti.

Quindi caro lettore, avrai la possibilità di trovare tantissime informazioni solo qui, mi dispiace essere l’unica fonte a riguardo però come si dice, meglio di niente no?

Ho scoperto quindi che non è colpa tua se non sai usare una cappa, assolutamente no.

Nessuno ti ha mai spiegato prima di adesso cosa e come fare ed ecco perché entro in gioco io con queste informazioni che sono oro per te , la tua salute e il tuo lavoro.

Non voglio esagerare quando dico che appunto queste informazioni sono utilissime ma immagino che andando avanti con la lettura avrai modo di apprezzare molti consigli e trucchetti che ti darò “gratis” che molti non vorrebbero tu avessi mai avuto.

In fondo anche io ho un’assistenza tecnica e la mia esperienza deriva proprio dall’aver validato tante cappe da laboratorio e mangio grazie al fatto che i clienti mi chiamano per fare le manutenzioni e i controlli delle loro cappe appunto.

Ma questo non significa che non devo regalare le informazioni, sono un bene comune e la loro divulgazione è sacra.

Ecco perché lo faccio e lo continuerò a fare finché potrò e finché me lo lasceranno fare,
a buon intenditor poche parole. 😉

Ma adesso continuerò con illustrarti con qualche dettaglio in più i DPC (dispositivi di protezione collettiva) che ti ho citato sopra:

 

  • LA CAPPA CHIMICA quindi è un Dispositivo di Protezione Collettiva

Perché ti protegge da eventuali inalazioni evitando fuoriuscite di materiale potenzialmente pericoloso ma soprattutto protegge la collettività  evitando che il povero ignaro di turno si respiri i vapori o gas delle tue manipolazioni.

Ti sembra corretto che una signora delle pulizie debba entrare in una stanza per fare il suo lavoro e si debba respirare qualche sostanza nociva?

Grazie all’aspirazione dell’aria sul fronte cappa , ricevi la protezione di cui necessiti se utilizzata in modo corretto, ovviamente.

Ma per essere più precisi, dovremmo scendere più nel dettaglio per capire a fondo che una cappa chimica dovrebbe avere molti requisiti per essere definita tale ed in genere rispondere alla normativa EN14175 ,ma non voglio essere troppo tecnico.

E’ importante che impari sin da subito a riconoscere la tua cappa chimica perché ci sono due grandi famiglie che le separano e che adesso ti illustrerò:

  1.  Cappa chimica canalizzata all’esterno dell’edificio mediante delle condotte idonee,  in gergo tecnico definita (DUCTED)
  2.  Cappa chimica a ricircolo interno , a filtrazione molecolare mediante carboni attivi,  in gergo tecnico definita (DUCTLESS) – anche se il mio consiglio spassionato è quello di          canalizzarla sempre all’esterno, dove possibile ovviamente

Se ti interessa approfondire tale tematica troverai altri articoli dove parlo espressamente di queste cappe e scendo un pochino più nel dettaglio, adesso voglio darti un’infarinatura generale.

Devi sapere che in entrambi i casi ma soprattutto se possiedi una cappa a ricircolo della tipologia (DUCTLESS) , ti consiglio vivamente di verificare che siano montati dei filtri a carboni attivi idonei per il tipo di manipolazione che esegui tutti i giorni.
 
Esistono molte tipologie di carboni attivi chiamati così proprio perché attivati chimicamente per assorbire determinate tipologie di sostanze. Te ne cito alcune come esempio:
  • carboni attivi per SOLVENTI
  • carboni attivi per ACIDI
  • carboni attivi per FORMALINA

è molto importante quindi che la tua assistenza tecnica delle cappe sappia cosa manipoli al fine di montare i filtri corretti.

Sincerati sempre che vengano installati i carboni adeguati altrimenti rischi che non vengano trattenute le sostanze e ti trovi in uno stato di SICUREZZA APPARENTE.

Questo purtroppo è uno dei più grandi problemi delle cappe in quanto gli operatori spesso non si rendono conto minimamente di cosa si stiano respirando  tutti i santi giorni.

Sai cosa sono l’Anosmia e la Disosmia?

In pratica l’anosmia è la perdita totale della capacità di percepire gli odori.

Può essere transitoria o permanente, congenita o acquisita e consegue, di solito, a malattie di tipo respiratorio, in particolare a carico del tratto nasale.

La perdita totale dell’olfatto può anche essere causata da un trauma cranico, dalla Malattia di Parkinson, dalla Malattia di Alzheimer e da alcune neoplasie cerebrali.

Nel caso di anosmia congenita le cause si possono rintracciare nella sindrome di Kallmann attribuita alla mancata formazione dei lobi olfattori dell’encefalo e alla malattia di Refsum nella quale la perdita dell’olfatto si associa a retinite pigmentosa (Wikipedia).

Invece la disosmia è l’alterazione delle percezioni dell’olfatto di tutti gli odori. 

L’origine di questa patologia può essere fatta risalire a lesioni centrali encefaliche o periferiche a carico del neuroepitelio.

La disosmia può essere meglio definita come il risultato della disfunzione dell’organo olfattivo comunque verificatasi (Wikipedia).

Quindi che significa? 

Ti faccio un esempio molto semplice: ti ricordi quegli omini che si attaccavano dietro i camion dell’immondizia e che saltellavano giù per caricare i cassoni e poi ripartivano?

Ti ricordi quello sgocciolare di liquidi putridi che lasciavano una scia di odore orribile ed indefinibile? 

Immagino di si.

Ecco, ti sei mai chiesto come potevano mai resistere quei poveri lavoratori a una costante esposizione a quegli odori? 

La disosmia.

Il fatto di essere tutti i giorni sottoposti a quegli orribili odori nauseabondi ha fatto resettare il loro cervello al punto che divenissero quasi impercettibili.

Il corpo umano è una macchina complessissima e stupefacente ma questo spesso può mettere a serio rischio.

Ora immaginati tu, all’università o nel tuo laboratorio il primo giorno di lavoro , hai sentito degli odori? Il giorno dopo meno? E poi sempre meno?

Probabilmente anche tu non farai più caso alla presenza o meno di certi odori , pensi siano svaniti magicamente? 

Ecco di questo sto parlando.

Il problema ovviamente è che, se sei un operatore di cappe, molto probabilmente manipoli  sostanze chimiche un tantinello più pericolose che generano dei vapori tossici o potenzialmente tossici che non sono proprio dei semplici odori sgradevoli come quelli di un cassone.

Non voglio spaventarti, solo farti capire per bene una cosa importante , che tutto quello che non si vede e non si sente non è detto che stia facendo bene a te o agli altri.

Ecco perché l’intervento di un’assistenza tecnica esterna che viene a farti le manutenzioni una volta l’anno può anche aiutarti a capire se tutto sta procedendo per il meglio perché si accorgerà subito se ci sono degli odori nell’aria ( ovviamente significa che l’ambiente è saturo se si sentono così tanto quindi spero non sia propriamente così).

Il mio consiglio è quello di far arieggiare il laboratorio dove possibile ma soprattutto, tornando alla questione dei carboni , utilizzare i filtri adeguati perché non puoi essere certo che tu ti accorga che le sostanze non vengono trattenute.

Ad ogni modo non preoccuparti , se ti trovi in questa situazione di disosmia, devi fare un reset al tuo cervello prendendoti una sana boccata d’aria in un bosco o al mare.

Ma se poi senti ancora dei forti odori nel tuo laboratorio e continui a viverci giorno dopo giorno, sai già quello che accadrà giusto?

Ricadrai nuovamente nella disosmia e sarai punto e a capo , pensando che tutto stia andando per il verso giusto.

Sicurezza Apparente.

  • LA CAPPA BIOHAZARD quindi è un Dispositivo di Protezione Collettiva

perche’ ti protegge dai rischi biologici che possono scaturire dalle tue lavorazioni e quindi protegge anche la collettivita’ ovviamente.

Lo fa attraverso una barriera frontale di flusso d’aria che permette appunto di inserire le mani all’interno della cappa ma non permette la fuoriuscita di qualsiasi materiale all’esterno.

SE e SOLO SE

l’operatore è consapevole di come deve essere utilizzata una cappa Biohazard ovviamente.

Purtroppo è brutto dirlo ma i problemi non derivano soltanto dal malfunzionamento delle cappe,  in quanto

il grosso dei problemi derivano proprio dall’utilizzo scorretto degli operatori stessi

che sono dei professionisti nel loro lavoro ovviamente

ma non sono dei professionisti nell’uso delle cappe perchè nessuno li ha mai formati adeguatamente sull’utilizzo delle stesse.

a tal proposito ti consiglio , qualora non l’avessi ancora fatto

a SCARICARTI GRATIS la prima ed unica guida che ti permetterà di trovare la tua assistenza cappe Chimiche e Biohazard, semplicemente inserendo una tua mail nel form in alto nella Home page

Guida - le 3 FASI per la ricerca assistenza cappe 300x493

Ma veniamo a noi…

Il Dispositivo di Protezione Collettiva ,  cappa Biohazard , è fornita di filtri HEPA o ULPA per la filtrazione del particolato più sottile.

Per capirci stiamo parlando di filtri veramente molto efficienti che trattengono la polvere, veicolo per le forme organiche che vengono trasportate nell’aria e quindi con propagazione di diffusione capillare attraverso ad esempio ai canali dell’areazione.

Stiamo parlando di polvere piccolissima, pensa che i filtri HEPA trattengono con un’efficienza di minimo 99,995% le particelle da 0,3 micron.

In genere ve ne sono montati almeno 2 chiamati:

  1. Filtro HEPA/ULPA Primario
  2. Filtro HEPA/ULPA Secondario (espulsione)

Vi sono casi di cappe di tipo H, usate per la manipolazione e preparazione di citotossici e antiblastici che devono montare categoricamente anche dei filtri HEPA/ULPA immediatamente

sotto il pianale di aspirazione.

Questi filtri sono FONDAMENTALI al fine di preservare la sicurezza del personale dell’assistenza tecnica che interviene per il cambio filtri, infatti i filtri sotto il pianale di piu’ facile estrazione permettono di bloccare il particolato contaminato prima che raggiunga gli altri 2 filtri e soprattutto il vano dei motori aspiratori.

E’ OBBLIGATORIO PER LEGGE

UTILIZZARE CAPPE DI TIPO H CON TRIPLO STADIO DI FILTRAZIONE

IN CASO DI PREPARAZIONE DI FARMACI ANTIBLASTICI.

Troverai maggiori informazioni nella sezione delle cappe biohazard se può interessarti

Ma a questo punto, se ti occupi di preparazione di antitumorali allora forse troverai valide informazioni anche nella parte sottostante relativa agli isolatori e glove box , o i CACI che per l’uso in farmacia ospedaliera sono ancora più efficaci.

 

  • ISOLATORI e GLOVE BOX

All’inizio, tra i vari DPC ti ho menzionato anche questi Isolatori appunto, ma non scenderò troppo nel dettaglio perché mi focalizzerò sulle cappe chimiche e biohazard e anche perché sono veramente poche le persone che li utilizzano che probabilmente sanno anche come usarli.

Ad ogni modo non voglio lasciarti con il dubbio e devi sapere che spesso e volentieri nei film dove ci sono diffusioni di virus a livello globale, se fai attenzione, anche tu avrai già visto un isolatore.

Sono quelle cappe totalmente sigillate che non permettono in alcun modo il contatto all’aria interna di incontrare l’aria esterna.

Se non erro c’è anche nel film World War Z con Bradd Pitt, ma non sono sicurissimo.

Ad ogni modo, sono all’interno di laboratori che hanno particolari esigenze affinché non vi sia possibilità di contatto tra operatore e il contenuto interno di un isolatore

Al loro interno vengono posizionati strumenti o utilizzate sostanze pericolose per l’uomo.

Il contenimento è dovuto da una differenza di pressione (pressione negativa) tra l’interno e l’esterno e ad ogni modo, l’aria in uscita è sempre filtrata prima di essere espulsa.

Hanno sul fronte dei grossi e robusti guanti che permettono quindi l’utilizzo di questi strumenti o l’interazione con le sostanze da manipolare ma senza che l’operatore li possa toccare.

In genere hanno sistemi di guarnizioni doppie e questo fa si che tali guanti possano essere sostituiti quando usurati senza pericolo alcuno.

Gli Isolatori possono essere costruiti in diversi modi anche dal punto di vista della struttura stessa, ad esempio se devono essere utilizzati per manipolare sostanze radioattive vengono dotati di vetri schermati al piombo ed hanno pareti altamente schermate per il contenimento totale di dette radiazioni.

Ma ci sono anche Isolatori che sono costruiti solamente affinché il prodotto all’interno non venga assolutamente contaminato dall’esterno o dall’operatore e questo è possibile grazie a una pressione positiva che non permette quindi che l’aria entri.

Una cosa da dire è che c’è da fare una differenza tra Isolatori e Glove Box in quanto questi Glove Box hanno delle caratteristiche differenti come ad esempio:

  • In genere i Glove Box non hanno un motore di ventilazione dell’aria
  • I Glove box sono il più delle volte costruiti in materiale plexiglass

L’unica cosa che hanno in comune i glove box con gli isolatori sono dei guanti posti sul fronte come dicevo prima.

 

  • I CACI Compound Aseptic Containment Isolator ( Isolatore per composti asettici)

Ormai da qualche anno si sente parlare di questi CACI , ma cosa sono?

Un cliente che mi aveva sentito nominarli molto velocemente tra i dispositivi di protezione collettiva (DPC) mi ha detto:

“che sono questi CACHI???”

A parte gli scherzi, sono stati introdotti per la realizzazione di farmaci antiblastici, infatti qualcuno li utilizza proprio nelle farmacie ospedaliere ad esempio.

Il C.E.T.A. (Controlled Environment Testing Association)  www.cetainternational.org

Ha emanato delle linee guida apposite per tali isolatori da utilizzare nell’ambito della farmacia ospedaliera.

Ma la domanda era, cosa sono questi CACI?

Ne più e ne meno che un intreccio tra cabine di massima sicurezza di tipo biohazard in classe 2 con il flusso d’aria quindi che spara direttamente sul piano così da mantenere una sterilità del prodotto e portando la cabina a una classificazione ambientale così detta ISO5 e cabine in classe 3 , molto vicini a degli isolatori veri e propri ma solo di dimensioni molto ridotte e quindi che ne rendono più facile il posizionamento anche in spazi stretti come la farmacia di un’ospedale.

Questi CACI vengono sottoposti a una pressione negativa sempre per garantire una protezione totale dell’operatore e dell’ambiente circostante.

Ad ogni modo anche qui ci sono delle sezioni passanti con pressioni differenti (chiamate pass-box) dove gli operatori possono far entrare e uscire il materiale.

 

  • ARMADI VENTILATI DI SICUREZZA

Penso che tu sappia cosa sia un armadio, probabilmente ne hai uno anche fuori in balcone o dentro casa dove tieni i vasetti della passata di tua nonna.

Bene, un armadio ventilato di sicurezza non è molto diverso in termini di struttura, infatti presenta delle ante e delle mensole proprio come quello che hai tu.

Unica differenza è che non potrai stoccarci delle sostanze chimiche , tossiche, volatili , nocive , infiammabili ed esplosive sicuramente…

Ma il vasetto della passata di pomodoro, quella si.

Sto scherzando anche se è vero quello che ti ho scritto, la struttura è similare ma ovviamente un armadio ventilato di sicurezza deve rispondere a precise caratteristiche strutturali al fine di poter essere conforme alle normative vigenti.

Devi sapere che la normativa che regolamenta tali armadi è la EN14470 che danno delle vere e proprie raccomandazioni da rispettare al fine di evitare disastri anche se questo non sempre viene rispettato dai molti.

Ad ogni modo, senza scendere troppo nei dettagli io ti consiglio vivamente di canalizzarli sempre all’esterno.

Si hai capito bene, SEMPRE significa SEMPRE.

Ma Cirillo anche se ho i filtri a carboni attivi all’interno?????

Si ho detto sempre.

E non a caso, infatti è vero che ci sono armadi che presentano dei filtri a carboni attivi ma è altrettanto vero che tali filtri sono praticamente inesistenti.

Sono piccolissimi e hanno una superficie di adsorbimento pressoché nulla quindi se malauguratamente si dovesse spaccare un contenitore o ci dovesse essere un versamento di sostanze chimiche all’interno dell’armadio, il tuo carbone versione pollypocket non ti aiuterà a contrastare i vapori che si svilupperanno non credi?

Ecco perché ti ripeto che se possibile, in via preventiva ovviamente, ti consiglio di canalizzare gli armadi sempre all’esterno così sarai in sicurezza qualora dovesse accadere un incidente non trasformandolo così in infortunio.

Adesso ti ho chiarito un pochino meglio le idee spero.

Troverai capitoli dove parlo più approfonditamente dei carboni attivi , del loro potere 

Adsorbente (e non è un errore, sono proprio adsorbenti) 

E molte altre cose interessanti, quindi non ti resta che scoprirlo.

Ad ogni modo sappi che il tuo bel armadietto in legno e mensoline varie non sono da considerarsi assolutamente dei dispositivi di protezione collettiva  ( DPC ) e li puoi usare al massimo per conservare la famosa passata della cara Nonnina e farci due spaghetti a Pranzo.

Magari lontano dalle sostanze infiammabili se usi una bombola del gas ok?

Scusa se ogni tanto ironizzo, vorrei solo passasse il concetto e che non accadessero spiacevoli incidenti.

Perché guarda che accadono molto più frequenti di quanto credi, ma probabilmente i malaugurati che li provocano non possono più raccontarlo.

Adesso come ti dicevo , preferisco tornare sulle Cappe CHIMICHE o le Cappe BIOHAZARD più di uso comune e non così specifiche come isolatori o caci.

Infatti vorrei parlarti velocemente di aspetti che spesso vengono sottovalutati

Ad ogni modo, la formazione e l’informazione sono la chiave alla base di tutto.

Spesso si dimentica che a casa ci sono delle persone care che ci aspettano , non trovo sia carino portargli lo schifo del nostro lavoro e contaminare gli ambienti domestici sia chimicamente che biologicamente.

Il più delle volte uccide quello che non si vede e non si sente.

Non dimenticarlo mai.

Buona lettura,
Fabrizio Cirillo

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